De Prufundis

Addio sogni Mondiali, addio notti magiche! Come sembrano lontane le estati passate in trepidante attesa della Nazionale. Nostalgia canaglia!

Il Mondiale poi è un evento globale, che coinvolge tutti.

Come era bello quando gli Italiani, vicini e lontani, si univano per vivere lo spirito patriottico degli azzurri ai Mondiali! Il fermento e le emozioni collettive sono impareggiabili ma, ancora una volta, ahi noi, dovremo farne a meno.

Altro che aver vinto quattro Mondiali!

La mia generazione ricorda con pathos il mitico Mondiale di Germania 2006: lì sì che eravamo una Nazionale vera. Ci eravamo riconosciuti negli Azzurri.

Subito dopo il trionfo a Berlino, il 9 luglio 2006, è iniziato il lento declino che ci ha portati ad un crollo fallimentare.

Ci deve essere qualcosa di marcio, a partire dalle fondamenta: solo così si spiega la mancata qualificazione a ripetizione ai Mondiali.

Attualmente sembriamo solo dilettanti allo sbaraglio, scarsi e fragili.

Il sistema andrebbe rivisto completamente, tra status quo mai migliorato e riforme da concretizzare. Il progetto è stato tradito: sembra addirittura che Commissioni istituite ad hoc per far dialogare i club con la Federazione non si siano mai riunite.

Dobbiamo far crescere i giovani talenti italiani e trattenerli nel nostro paese, senza che si disperdano in territori lontani. Le squadre di club hanno il dovere di valorizzare l’italianità.

La formazione dei futuri campioni va preservata, bisogna essere in grado di riconoscere e sostenere chi merita di essere seguito. Solo partendo da questi presupposti arriveranno in Nazionale giocatori che potranno fare la differenza.

Tanto per capirci, i settori giovanili all’estero creano campioni, in Italia? In passato i vivai erano una risorsa preziosa, e lo sarebbero anche ora! Giunti però ad un certo livello, il meccanismo si inceppa e la dispersione dei talenti è irrefrenabile.

Dobbiamo far giocare nei club come titolari i giocatori di valore italiani, in modo che poi possano essere parte della Nazionale, limitando il numero degli stranieri. Anche le impostazioni dei settori giovanili vanno riviste, dando risalto alle qualità degli atleti.

Manca una programmazione concreta e tecnici abili a costruire giocatori idonei al calcio veloce di oggi. Il Ct deve essere un bravo allenatore ma soprattutto un abile selezionatore. Anche a livello dirigenziale sono necessarie figure più competenti e magari… di generazioni più fresche.

Solo facendo una buona volta tabula rasa, a partire dai vertici, qualcosa potrebbe cambiare, anche se non è affatto semplice. Si continua ad essere tentati dai comodi compromessi!

Riflettiamo sul fatto che le nuove generazioni non sanno cosa sia un Mondiale e che le si è private della magia di sognare davanti a possibili imprese Azzurre! Così viene anche impedito loro di identificarsi con campioni veri come i Baresi e i Maldini, solo per citarne due che ci stanno particolarmente a cuore!

Per essere un calciatore di valore, ci vuole talento, fame e voglia di vincere. E nelle squadre B, dove spesso l’entusiasmo non manca, i regolamenti arzigogolati pongono freni alle convocazioni.

Sorprende che, mentre altri sport in Italia siano in continua ascesa, il calcio stia andando in senso opposto. Lo vediamo non solo con la Nazionale, ma anche con le squadre di club, a livello di Coppe Europee!

Reset subito, prima che diventi troppo tardi. Si è già perso tanto tempo e la malattia cronica è solo peggiorata.

Tonali è tra i pochi del gruppo attuale ad aver onorato la Nazionale: la maggior parte non ha dimostrato né carattere né qualità. Solo spompati dai club?

La mentalità deve cambiare, ci vuole un rinnovamento complessivo, costi quel che costi.

Arrivare in Nazionale per i giocatori un tempo era un sogno, ora è diventato quasi un peso.

In Italia il calcio è lo sport più seguito e popolare e anche il più praticato. Ma con la Nazionale che non partecipa ai Mondiali, c’è il rischio che la passione cali e che si dilapidi quel collante di bell’ardore tra tifosi d’ogni età e condizione.

Un’altra tematica assai rilevante è la questione stadi: in Italia siamo indietro anni luce rispetto al resto d’Europa. E per dare il via ad un rinnovamento degli impianti, purtroppo passeranno i decenni. Avere cattedrali fatiscenti, di un’altra epoca stride con l’era moderna. Oltre a tutto gli stadi di proprietà sarebbero una fonte rilevante di risorse…

L’aver abdicato al Mondiale ha mille risvolti negativi e a cascata anche la dimensione economica pesa.

Che sarà ora della nostra Italia del pallone?

Intanto Buona Pasqua a tutti!

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3 Comments

  • Sono tre giorni che sono senza parole. Credo che sapete che sono argentina (campioni in carica) ma grande tifosa dell’Italia (la squadra del cuore del mio marito italiano), alla quale ho visto dal vivo nel 1978 (Argentina campione), 1982 (Forza Italia) , 1986 (argentina campione), 1990 Argentina in finale, ( ho perso tutti i miei amici italiani), 1994, 1998, 2002, 2006 (che bello!!) che poi l’ho vista in televisione. Come direbbe Fabio Grosso, non ci credo!!

  • Ciao Marta io posso farti un esempio su una squadra professionistica sotto i 15 anni.
    I giocatori devono almeno essere 1:70 di altezza. Gli allenamenti sono 4 volte a settimana e la partita alla domenica.
    I mister secondo me fanno molta tattica e poca tecnica!
    Non tirano mai in porta, gli allenatori sottopagati e con poco entusiasmo e vi assicuro che la cosa più grave è che questi giocatori di 14 anni hanno già procuratori, i quali chiedono ai direttori sportivi di assicurare presenza per i propri assistiti.
    La meritocrazia per l’impegno non esiste.
    Io sono deluso in questo ambiente!!
    Mi spiace per Gattuso ma in quella partita ci siamo abbassati troppo aspettando che la Bosnia ci facesse gol .

    • Ciao Marta, il nostro calcio si e’ fermato ai mondiali vinti nel 2006, oltretutto in un contesto abbastanza peculiare. Era l’ anno di calciipoli nel quale toccammo il lato piu’ basso della credibilita’ del calcio italiano. Pero’ il nostro calcio non e’ nuovo a momenti sportivamente drammatici. Francamente non mi aspettavo una 3′ mancata partecipazione ma tant’ e’. E forse c’ erano tutti gli ingredienti per il nefasto evento. Arrivare un’ altra volta agli spareggi perche’ ancora una volta non si e’ fatto il dovere previamente e ridursi ancora una volta a dover sperare di passare con il fiatone non e’ da nazionale che ha 4 stelle sulla maglia. E purtroppo questo incubo si e’ ripetuto. E poi ascoltiamo le dichiarazioni piu’ ” originali” degli addetti ai lavori, si chiedono dimimissioni in massa, qualche ” benpensante” dicendo che gli altri sport dove primeggiamo sono dilettantistici, si giustifica la sconfitta per colpa dei rigori o essere stati ” eroici ” per aver giocato in 10 buona parte della partita. Gia’, con la Real Bosnia…non immagino se avessimo dovuto giocare contro una squadra vera. A mio modesto avviso e’ stato un bene questo fallimento, chissa’ che finalmente qualcuno capisce che il nostro movimento calcistico cosi come e’ strutturato e’ arrivato al capolinea e che forse sarebbe utile guardare cosa fanno le altre federazioni, magari impariamo qualcosa. Un ultimo inciso, se solo la nostra Nazionale avesse dimostrato quell’ attaccamento alla maglia e quello spirito di appartenenza che la nostra nazionale di Rugby ha dimostrato nell’ último 6 Nazioni, e’ probabile che forse saremmo passati. Ma per questo c’ era bisogno anche di un selezionatore capace di trasmettere valori e principi degni di una squadra. Mi dispiace, Gennarino grande anima guerriera come calciatore ma scarso motivatore come allenatore. Sulla dignità infine, stendo un velo pietoso per il signor Gravina che si e’ dimesso solo perche’ non aveva via d’uscita. E’ l’esempio del nostro calcio, e forse del nostro Paese.

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