Quando noi milanisti pensiamo al Benfica non può che riaffiorare immediatamente il ricordo del mitico Rui Costa! Bella persona sia sportivamente che umanamente.
Cinque stagioni memorabili le sue in rossonero; che nostalgia quando, con il Musagete, eravamo padroni del gioco in Europa. Gli assist di Rui erano musica per le nostre orecchie, lui sì che disegnava il campo con magie!
Il tempo scorre via troppo veloce e l’attuale realtà rossonera stride con il Milan in cui giocava Rui Costa.
Ci sono nuovi portoghesi tra panchina e campo, ma l’aria intorno al Diavolo è difficilmente accettabile.
Solo alla prima giornata, e solo a tratti, la squadra ha mostrato l’intensità e il pressing che dovrebbero caratterizzare il sistema di gioco del Mister. Non si capisce come mai non ci sia stato seguito presso i giocatori. E così anche in Europa League siamo stati dominati dagli avversari.
Forse non avere in testa un undici base, da schierare abitualmente, non aiuta Amorim: e così i meccanismi non si amalgamano bene.
A tal proposito, molti si chiedono perchè non si sia replicata la formazione della rimonta a Roma. Si sperava che l’ora degli esperimenti fosse archiviata e invece, il Treinador, ci è cascato ancora. Quando avremo un undici titolare ben definito?
Se i giocatori con più inventiva della rosa, quelli che fanno la differenza, stanno in panchina, vincere diventa un’impresa da titani.
Un buon allenatore deve saper come mettere al meglio la squadra dal primo minuto, senza aspettare il ko per correre ai ripari. E anche stavolta troviamo in campo qualcuno che avremmo preferito vedere con la valigia, ovvero Terracciano.
E poi, un vizio che ci portiamo dietro da qualche stagione, è il preoccupante approccio iniziale alle partite.
Contro il Benfica ci sono mancati movimento e brillantezza, non abbiamo allargato il gioco sulle ali, precludendoci così occasioni da gol degne di nota. A cosa serve tirare un record di calci d’angolo se poi l’esito è nullo?
Poca personalità in campo: sarà perchè gran parte dei nostri giocatori non ha qualità? In più: come è possibile che nessuno salti l’uomo, che non ci smarchiamo mai e non attacchiamo la profondità?
In estate speravamo di aver finalmente trovato l’erede di Giroud: era stato un investimento importante, peccato che per ora annoveriamo una sola rete, tanto movimento e pochi rifornimenti dai compagni.
Passano le stagioni ma la difesa continua a fare acqua; non abbiamo ancora imparato a percepire il pericolo!
Insomma, un ritorno in Europa da incubo; e sì che era solo Europa League! Delusione Milan.
Ora è necessario reagire subito in campionato. Contro il Lecce ci vorrà una prova convincente e vincente, per poi, nella lunga sosta, poter lavorare al meglio sui principi di gioco cari al Mister.
La pazienza è un’arte che nel calcio non sempre si ha: ma è alla base della costruzione di un nuovo progetto, specialmente nei momenti difficili, quando tutto sembra remare contro.
Questa stagione sarebbe dovuta essere il nuovo anno zero, da cui ripartire: per ora si vedono poche luci e tante ombre.
Amorim è l’uomo giusto al posto giusto, e… con gli uomini giusti?
Buonasera Marta e buona sera a tutti I milanisti. La foto che hai messo e’ il ritratto dell’ unico milanista vero in campo: Rui Costa. Avevo detto che mi aspettavo una partita simile a quella con la Lazio. Primo tempo da assenti ingiustificati, e avevo previsto un secondo tempo da vincenti. Purtroppo sono stato smentito clamorosamente grazie alle scelte scriteriate di Amorim e del ritardo inammissibile nei cambi. Dominati e non dominanti, e’ questo il calcio dello scenziato portoghese? I migliori in panchina e gli scarsi in campo, Terracciano titolare e Gila in panchina, una bestemmia. Pulisic in panchina d Musah in campo? Hutchinson in campo e Rabiot in panca? Dominati da una squadra con 9 riserve. E’ questa la vera rivoluzione di Amorim? E che ci facevano 70.000 spettatori allo stadio? Ma non gli e’ bastato il finale scandaloso dello scorso anno?? Tutti a protestare e poi tutti allo stadio. Lo stadio deve essere vuoto. Vuoto fino a quando Cardinale non lascera’. Perche’ il vero cancro e’ proprio Cardinale, lo volete capire? Ma che squadra ha costruito? Tra ritorni al mittente, spese folli per un attaccante che la palla non la odora nemmeno, e un allenatore che continúa a fare esperimenti quando non e’ piu’ tempo di esperimenti. E se c’ e’ qualcuno che pensa che a Amorim va dato tempo, quel qualcuno non ha capito che al Milán devi portare risultati. Non siamo la Pergolettese, e a cominciare da Cardinale questo concetto lo devono capire. Della partita con il Lecce non mi importa nulla, non sara’ una vittoria ( non scontata) con il Lecce che mi fara’ cambiare idea. Tutti, a mio giudizio, con poche idee ma confuse grazie a una incompetenza generale. Questo non e’ il mio Milán. Buonasera.
Cara Marta,
la pazienza ha un limite che, per quanto mi riguarda, è stato abbondantemente superato.
Ho l’abbonamento, ininterrottamente, dal campionato 1976/1977 e ne ho viste di tutti i colori. Ma sono sempre andato allo stadio volentieri e con passione. Ora è diventato un peso. Ci vado per inerzia. Col Benfica, per la prima volta in vita mia, sono uscito dieci minuti prima. Una mediocrità mai vista accompagnata da un condimento in salsa americana dello spettacolo dal vivo francamente insopportabile se si vince, figuriamoci ora! Sono convinto che ciascuno di noi, paracadutato in panchina, saprebbe fare meglio dei tanti filosofi e professori che si sono avvicendati. Basterebbe fare come fanno, da sempre, i ragazzini: giocano i migliori. Non è difficile!